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Duomo di Ravello

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Si ringraziano il Sindaco di Ravello Dr. Salvatore Di Martino, la Giunta e i cittadini.

 

Duomo di Ravello

 

 

Il Duomo di Ravello, prima dedicato a Santa Maria Assunta e poi a San Pantaleone Martire (Patrono della città) è divenuto Basilica della città nel 1918, per volontà di Papa Benedetto XV, e come tale è il luogo più importante destinato al culto cristiano cattolico ravellese.

Situato nella parte più alta della città, è il monumento più importante di Ravello ed innanzi ad esso si apre la Piazza del Vescovado.

Fino al 1818 il Duomo è stato Sede Vescovile della Diocesi di Ravello; attualmente funge da Chiesa parrocchiale all’interno della Arcidiocesi di Amalfi e Cava de Tirreni. Il sacerdote è Don Angelo Mansi.

L’edificio viene costruito intorno 1086-1087 (XI secolo) per volontà del primo Vescovo di Ravello e monaco benedettino di S. Trifone, Orso Papicio, ravellese di origine e di rango patrizio; e con il contributo economico del Nobile Signore Nicolò Rufolo anch’egli ravellese.

 

Il Duomo e il Campanile

 

Architettura

Il Duomo ha una struttura basilicale, richiamante lo stile benedettino-cassinese (Abbazia di Montecassino); esso è suddiviso in tre navate, una centrale e due laterali; le navate – sorrette da due file di otto colonne in granito – terminano con un transetto sopraelevato da cui si dipartono le tre absidi; al di sotto del pavimento vi è una cripta.

La facciata è ti tipo romanico con l’aggiunta di elementi architettonici di stile successivo: originariamente vi erano due scale laterali che conducevano al portico che venne demolito, perché danneggiato dal sisma del 1786; esso era costituito da archi sorretti da un colonnato, delle quali solo quattro sono ancora presenti su un fianco del sagrato.

L’interno, inizialmente di stile romanico, assume le caratteristiche architettoniche del barocco in molte sue parti per le modifiche occorse a causa del degrado in cui è venuto a trovarsi il Duomo nei secoli passati.

 

Veduta dell’interno del Duomo di Ravello

 

La Porta Bronzea

Il portone realizzato dall’artista pugliese Barisano da Trani, viene donato da Sergio Muscettola, anch’egli nobile ravellese.

Esso viene costruito nel 1179 ed è formato da due battenti di legno sui quali sono collocate ben 80 formelle bronzee (54 presentano delle figure, le restanti 26, disposte a cornice lungo i lati, riportano delle decorazioni) realizzate con la tecnica del bassorilievo romanico.

Esse a partire dal basso, mostrano il mondo animale, quello vegetale con l’albero della vita e l’universo umano rappresentato da arcieri e guerrieri e più in alto le gerarchie ecclesiastiche con i Santi, la Madonna e Gesù Cristo.

Le giunture dei due battenti del portone sono impreziosite da fasce ornamentali raccordate da borchie piramidali o circolari assicurate alla struttura con dei chiodi.

 

La Porta bronzea

 

Particolare della Porta Bronzea

 

Bassorilievo con l’immagine di Gesù Cristo

 

 

L’Altare

L’altare venne realizzato nel 1795 con marmo bianco a fasce nere. Esso ha come base un piano a tre gradini, presenta riquadri in marmo policromo, teste scolpite di puttini e una colomba sul tabernacolo.

Con gli interventi di restauro effettuati nel 1971 per l’altare si è impiegato un sarcofago di marmo fatto realizzare nel 1340 dal Vescovo Francesco Castaldo: il sarcofago, dal 1750 al 1971, era incassato nella parete della navata destra; e fino a prima del restauro era esposto nel Museo del Duomo.

 

L’Altare del Duomo di Ravello

 

Pulpito o Ambone del Vangelo

Una delle opere più belle, sul piano artistico, presenti nel Duomo di Ravello è il Pulpito o Ambone del Vangelo detto anche Ambone Maggiore.

Adorno di splendidi marmi e stupendi mosaici, è il prodotto dell’intreccio degli stili arabo-bizantino e romanico: frutto dello spirito creativo del grande Maestro Nicola Bartolomeo da Foggia che lo realizzò nel 1272, fu voluto e finanziato dal nobile Signore di Ravello Nicola Rufolo.

Esso si presenta con una rampa laterale e una porta di accesso, su di esso appaiono scolpiti i ritratti di Nicola Rufolo e di sua moglie Sigilgaida; a cui si unisce una struttura quadrangolare esaltata da un arco trilobo.

L’ambone è sostenuto da sei colonne tortili o a spirale, sorrette da tre leoni e tre leonesse, i quali stanno a simboleggiare l’avanzare della Parola di Dio nel Mondo. I capitelli, di forte impatto estetico sono caratterizzati da tralci vegetali e motivi zoomorfi.

La facciata del lettorino, che sporge dal fronte dell’ambone, è arricchita da un’aquila recante negli artigli, l’iscrizione: “In principio erat Verbum”, frase presente nel Vangelo di San Giovanni.

Le decorazioni che abbelliscono il pulpito sono costituite da tessere policrome, fasce composte da stelline, disegni di animali, draghi e uccelli. Al centro della facciata laterale è raffigurata la Madonna con il Bambino a cui fianchi è disegnato lo stemma della Famiglia Rufolo.

 

Ambone del Vangelo

 

 

Portoncino dell’Ambone del Vangelo

 

 

Particolare dell’Ambone del Vangelo con i volti di Nicola Rufolo e la moglie Sigilgaida

 

Altre belle foto del Pulpito del Vangelo sono visibili al link:

https://www.italianways.com/it/il-pulpito-del-duomo-di-ravello-e-una-gioconda-medievale/

 

L’Ambone minore o dell’epistola

L’ambone dell’epistola realizzato per volere del secondo vescovo della Diocesi, Costantino Rogadeo, si presenta con due scale laterali affiancate e collegate ad un lettorino centrale, recante in alto la scultura di un’aquila. Esso rappresenta l’unico esempio di arte romana in Campania che appunto prevedeva un ambone a due scale laterali.

Artisticamente esso presenta un mosaico raffigurante l’episodio biblico del profeta Giona, ingoiato e poi rigettato dalla pistrice che è un mostro marino con coda di serpente: il disegno prefigura, come riportato nelle sacre scritture, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.

Sulla cornice del lettorino sono presenti due piccoli animali: un bue e le zampe di un leoncino (simboli che richiamano i Vangeli degli apostoli Giovanni, Luca e Marco).

La nicchia presente inferiormente al lettorino, raffigura il sepolcro vuoto di Cristo e dunque, la sua resurrezione.

Ai lati della nicchia vi sono due pavoni intarsiati che si orientano verso la fonte d’acqua ricavata con delle tessere di marmo di colore rosa: la parola di Dio, sorgente di vita eterna per l’uomo.

 

Ambone dell’Epistola o Ambone Minore

 

 

La Reliquia: il Sangue di San Pantaleone

Il Duomo conserva la reliquia del Santo Patrono, San Pantaleone. Si tratta del sangue del Martire ucciso a Nicomedia, il 27 luglio del 305 d.C., e raccolto durante il martirio da Adamantio, anche lui cristiano.

Esso è riposto in una ampolla in vetro, ed ogni anno, il 27 luglio, come accade per San Gennaro a Napoli, si scioglie passando dallo stato solido a quello liquido: un evento soprannaturale che è di buon auspicio per i credenti.

 

 

In base ad una leggenda, il sangue del Santo sarebbe giunto a Ravello, via mare, tramite dei mercanti che lo avrebbero recuperato presso una anziana donna di Costantinopoli.

A causa del maltempo i naviganti, poterono fortunosamente interrompere la navigazione fermandosi a Marmorata (frazione marittima di Ravello), la località su terraferma più vicina sulla loro rotta, scampando così al pericolo: in segno di devozione al Santo per la sua protezione, l’ampolla restò dunque a Ravello, in dono al Vescovo.

 

San Pantaleone – Patrono della Città di Ravello

 

La Cappella dedicata a San Pantaleone

La cappella dedicata a San Pantaleone, viene realizzata nel XVII secolo (1600) per offrire in segno di devozione una appropriata collocazione alla reliquia del Santo, conservata fino ad allora a sinistra dell’altare maggiore.

Essa è costituita da una cupola in marmi policromi e quattro colonne, sormontate dalla trabeazione.

Al centro di essa si ammira il dipinto raffigurante il martirio del Santo, realizzato nel 1638 da Gerolamo Imperiali, artista genovese. Egli anche è l’autore delle tele laterali dove appaiono i Santi Tommaso e Barbara. Il sangue del santo, è custodito in una reliquiario in argento dorato.

 

Cappella di San Pantaleone

 

Una piccola cappella è destinata al ricordo della nobile Famiglia Rufolo di Ravello. Nella nicchia dedicata ai Rufolo, decorata da lastre musive, si poteva ammirare un trittico, risalente al 1300, che raffigurava la Madonna col Bambino, detta “La Bruna”, con ai suoi lati S. Giovanni Battista e S. Nicola di Bari. L’opera pittorica fu trafugata dal Duomo nel 1974.

 

Il Museo del Duomo

Il Museo – del quale è Direttore è il Prof. Luigi Buonocore, esperto di storia dell’arte – è stato inaugurato nel 1983, trova collocazione negli ampi spazi della cripta. In esso sono custoditi antichi reperti lapidei, urne cinerarie di epoca romana, sarcofagi, arredi sacri, e reliquiari cristiani.

 

 

Tra i vari oggetti artistici troviamo il busto di Sigilgaida Rufolo realizzato da Nicola di Bartolomeo da Foggia. L’opera scultorea in passato era collocata sul portale di accesso dell’ambone del Vangelo. Un aneddoto racconta che il viceré Pedro de Toledo, nel 1540, stupefatto della bellezza della scultura, ordinò di trasferirla a Napoli: ma dopo breve tempo per via dei malumori e le lamentele dei cittadini ravellesi, l’opera fu riportata a Ravello.

 

Volto di Sigilgaida

Per alcuni esperti il volto di Sigilgaida rappresenterebbe la Chiesa trionfante e non il viso della moglie del Nobile Signore Nicola Rufolo oppure la regina Giovanna di Napoli.

Altra scultura di epoca medievale, presente nel Museo, è “Il Falconiere” (risalente al XIII secolo).

 

Il Falconiere (XIII secolo)

 

Nel Museo si conservano anche dei pezzi scultorei richiamanti il bestiario medievale che abbellivano il Ciborio del Duomo realizzato da Matteo da Narni nel 1279 e donato da Matteo Rufolo. L’opera s’innalzava su quattro colonne dotate di capitelli corinzi che reggevano gli architravi rivestiti a mosaico con i simboli dei quattro Evangelisti; al di sopra della struttura vi era una cupola con due ordini di colonnine, col fastigio impreziosito dal mosaico dedicato all’Agnus Dei.

 

La Pinacoteca d’arte medievale e moderna

La Pinacoteca raccoglie opere pittoriche che vanno dal XVI al XIX secolo.

Sono dipinti che provengono dalle Cappelle del Duomo ormai non più esistenti per i vari rifacimenti a cui l’edificio è stato sottoposto o da chiese limitrofe. Tra essi si citano il polittico di Giovanni Filippo Criscuolo, e diversi quadri di Giovanni Angelo e Giovanni Antonio D’Amato.

Per quanto concerne l’arte contemporanea si segnalano: Giobbe, opera in bronzo di Francesco Messina del 1934; il Christus Patiens, in terracotta di Carlo Previtali del 2010; l’Annunciata, in terracotta patinata di Valerio Pilon.

 

 

Il Giobbe di Francesco Messina (1934)

 

La Poesia sulla Legge conservata nel Duomo di Ravello

Dal 2017 il Duomo di Ravello conserva anche la poesia dedicata alla Legge, dal titolo “L’Abbraccio Materno della Legge” scritta da Fabio Bergamo.

L’Autore ha voluto che la stessa avesse come punto di partenza proprio la città di Ravello per giungere in molti paesi del mondo, e destinata ai bambini affinché comprendano il valore educativo e formativo di essa, fin dalla più tenera età (Gesù infatti insegnava che “dei bambini è il regno dei cieli”).

La prima tappa, nel 2018, è stata il Benin dove è giunta nel quantitativo di 200 copie, tradotte in francese, destinate ai bambini delle Missioni dei Frati Cappuccini delle Marche, che operano nel paese africano e alla cui guida è Padre Francesco Pettinelli; nel 2020 è arrivata in Mali con 500 copie, sempre in lingua francese, destinate ai bambini delle scuole elementari della Regione e Città di Sikasso, grazie alla disponibilità del Dr. Grégoire Tessougue; il terzo paese che accoglierà la poesia sarà il Brasile nel 2021: la poesia tradotta in lingua portoghese sarà destinata ai bambini della Missione che fa capo al Centro Missionario di Reggio Emilia; e a seguire altre destinazioni..

 

La Poesia sulla Legge esposta nel Duomo di Ravello dal 27 novembre 2017

 

 

La poesia sulla Legge esposta nel Duomo di Ravello (2017)

(a destra nella foto: su pergamena e impreziosita con una cornice intarsiata e dorata)

 

Fabio Bergamo

 

 

Tra i sostenitori compaiono:

 

Centro Commerciale Siniscalchi a Salerno

https://www.siniscalchi.it/

L’Azienda Siniscalchi ha finanziato la stampa di 5.000 volantini pubblicitari

per il sito Iosonobellezza

Volantini Iosonobellezza

 

 

Attenzione: Se i soggetti o gli autori delle immagini utilizzate in questo articolo riconoscessero una violazione di copyright potranno segnalarlo alla redazione, che provvederà prontamente alla rimozione delle stesse.

 

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