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L’Occhio di Horus: l’Occhio della Bellezza

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L’Occhio di Horus (noto anche col nome di Udjat) è tra i più famosi simboli esoterici appartenenti al Pantheon delle Divinità dell’Antico Egitto.

Mitologia

Horus è il figlio di Iside e Osiride, ed è il Signore della Bellezza, della Perfezione, della Meraviglia e dello Splendore; Padrone della profezia e ancora della protezione; per questo motivo rappresenta la Regalità delle famiglie e le dinastie nobili egiziane.

E’ identificato come Falco Divino la cui vista molto acuta consente di vedere ogni cosa (l’occhio di Horus viene definito appunto, come “Colui che tutto vede” o “L’Occhio che tutto vede”) e di possedere il dono della chiaroveggenza nonché della consapevolezza. Ha il potere di governare i quattro elementi naturali (terra, aria, fuoco e acqua) stabilendo tra essi un corretto equilibrio. 

Immagine del Dio Horus (il Dio Falco)

Il mito racconta che dopo l’uccisione del Dio Osiride da parte del Dio Seth suo fratello, le Dee Iside (moglie e sorella di Osiride) e Nefti (moglie e sorella di Seth e sorella di Iside e Osiride) andarono alla ricerca, su tutte le terre d’Egitto, dei resti del corpo smembrato del Dio, e dopo averli trovati e ricomposti, Iside poté resuscitarlo temporaneamente, grazie alle sue arti magiche, per unirsi a lui allo scopo di concepire un figlio, appunto Horus, che avrebbe vendicato il padre ucciso da Seth. Horus avrebbe governato da legittimo erede sul trono d’Egitto. 

Il bambino nacque in segreto a Khemmis (l’odierna Akhmim) e fu nascosto nelle paludi di papiro, fino a quando divenne adulto e forte abbastanza da sfidare e vincere suo zio Seth.  

Il combattimento tra i due Dei durò ben 8 anni, fatto di astuzie, trabocchetti e lotte; ed è in uno scontro, fatto corpo a corpo, tenutosi nel deserto per 40 giorni, che Seth cavò l’occhio sinistro ad Horus. L’occhio rompendosi, si ridusse in 6 parti; esse vennero raccolte e ricomposte dal Dio Thoth: una di esse prese forma nella “lacrima spiralata”, come segno indelebile del dolore nel conseguimento della vittoria. Horus venne poi, ritrovato dalla sua nutrice, la Dea Hathor (Dea della maternità, della gioia e dell’amore) che utilizzando il latte di gazzella, ridonò la vista al legittimo erede al trono che sconfisse definitivamente lo zio, vendicando così il padre ucciso, per amore del potere, dal fratello. 

Museo aperto ad Akhmim, l’odierna Khemmis (Egitto, Governatorato di Sohag)

 

Significato dell’Occhio di Horus

L’Occhio di Horus viene raffigurato, nei dipinti, negli amuleti e nei vari manufatti artistici a noi pervenuti, sia come occhio destro che come occhio sinistro: quello destro si identifica col sole (sfera razionale del cervello) e simboleggia il futuro; quello sinistro rappresenta la luna (sfera sentimentale e intuitiva del cervello) e rappresenta il passato: antico e moderno, sentimento e ragione, invisibile e visibile, sono indissolubilmente legati affinché la conoscenza conduca l’uomo alla Verità e dunque alla Giustizia.

L’occhio lunare, il sinistro, è quello che racchiude in sé più significati per il popolo egiziano perché il mito vuole che esso sia stato donato ad Osiride affinché tornasse in vita al fine di perpetuare il ciclo delle stagioni.

Esso rappresenta dunque: la rinascita, la prosperità, la buona salute, la fortuna, la purezza, la regalità e la sapienza.

L’occhio di Horus, come amuleto aveva anche una utilità pratica per il popolo egizio, perché veniva suddiviso graficamente in frazioni matematiche e gli studiosi hanno concluso che tale suddivisione rappresentasse il grado di precisione, quindi di accuratezza dei loro calcoli che appunto arrivavano ad 1/64 (a fini pratici e dunque tecnici la matematica che essi utilizzavano permetteva loro di scomporre l’unità fino a 64 parti, cioè fino ai milionesimi dell’unità; le frazioni venivano anche utilizzate a fini commerciali per la misurazione delle quantità dei cereali e di altri prodotti della terra) ed ogni parte rappresentava simbolicamente i sensi umani:

 

La parte verso il naso rappresentava la frazione 12 e l’olfatto (il naso);

La pupilla rappresentava la frazione 14 e la vista (la luce);

Il sopracciglio rappresentava la frazione 18 e il pensiero (la mente);

La parte verso l’orecchio rappresentava la frazione 116 e l’udito (l’orecchio);

La coda curva rappresentava la frazione 132 e il gusto (il germoglio del frumento);

Il piede rappresentava la frazione 164 e il tatto (il piede che tocca terra).

La somma di tutte le parti portava a 63/64: quel 1/64 mancante per raggiungere l’unità, era il potere magico attribuito all’Occhio di Horus. In matematica le frazioni sono state introdotte dagli egiziani a partire dal XVII secolo a.C. e sono definite frazioni egizie quelle che hanno il numeratore unitario, come accade nelle frazioni dell’Occhio di Horus.

Stele egizia conservata al Museo del Louvre di Parigi

Raffigurazione del Dio Horus e dei suoi occhi, posti in alto; tra i due occhi vi sono disegnati la trachea e il cuore, che, secondo gli studiosi, dovrebbero rappresentare i due 1/64 mancanti agli occhi. Insomma, il cuore (il potere nascosto del Dio Thoth raccontato dalla tradizione mitologica), unisce entrambi gli occhi per arrivare a conoscere la vera realtà e non quella solo apparente e fenomenica legata ai sensi fisici.

“Quando apriva i suoi occhi, colmava l’universo di luce, ma quando li richiudeva,

Allora le tenebre avanzavano”.

  (Frase egizia riferita al Dio Horus)

 

 

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Fabio Bergamo

 

 

 

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